Dicono di me/ATTO SECONDO

IL BAULE

Continua il racconto in 4 atti di Francesco Tommasi, uno degli allievi con cui lavoro da parecchi anni. Gli ho chiesto di scrivere qualche parola sul percorso fatto insieme. E ha prodotto un testo meraviglioso.

Attraverso le sue parole potete scoprire qualcosa in più sul viaggio che ha intraprapreso con me e dove l'ha portato.
Parole molto emozionanti che vi riveleranno molto di me.

 

 

Fabiana ha permesso che il palcoscenico mi comprendesse.
È stata il palcoscenico che mi ha compreso.

Ma posso dire che recitare è stato anche un viaggio. Anche in questa immagine – nell’immagine del viaggio – il teatro somiglia alla vita; è vita.
Il teatro mi ha “trans”-portato, mi ha condotto “oltre”: al di là di quelli che mi sembravano i miei limiti. Camminando in pochi metri, mi ha dischiuso orizzonti immensi, mostrato luoghi sconosciuti e mi ha fatto percorrere distanze immense, anche nel tempo.

"Per un viaggio, c’è sempre un bagaglio. "

Nel corso di recitazione, Fabiana ci ha fatto costantemente tenere sul palco un baule. Come l’ultima parete del palcoscenico – pur non infranta – è aperta, il baule – pur ben circoscritto e chiuso – era inesauribile. Di nuovo, uno spazio chiuso, ma senza un fondo. Il baule era capace ad ogni scena di contenere un fazzoletto, una spada, un guanto, una candela. Un simbolo ogni volta diverso che apriva una nuova vita. Un semplice oggetto creava un mondo: la Verona di Romeo e Giulietta, la Venezia di Goldoni, il bosco del Sogno di una notte di mezza estate.

Il regno di Dio – dice il Vangelo – “è simile a un padrone di casa che trae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. La ricchezza dei testi, delle figure, delle maschere del teatro è antica e sempre nuova. È infinita.

"Si può allora vivere così, si deve vivere così. Traendo dall’esistenza, ogni giorno, cose nuove e cose antiche. Non ripiegandosi e richiudendosi, ma rimanendo aperti alla dimensione dell’ulteriorità, all’infinito."

Facendo della propria vita un capolavoro meraviglioso.
Nella vita pensiamo di aver bisogno di tanto, vogliamo portarci appresso cose, oggetti, pesi. Ma si rischia così di rendere il baule un fardello. Invece, è il baule stesso che ci porta, e che ci regala ad ogni atto un nuovo talismano sconosciuto.
Il baule – la vita, il viaggio – ci dà nelle singole tappe quello di cui abbiamo bisogno e quello che non immaginiamo nemmeno di poter desiderare.

Fabiana ha viaggiato, viaggia. È in movimento e in cambiamento, sempre. Con la leggerezza e la maturità di chi ha scoperto che girare con una valigia, in una nuova città, non è vergogna, ma avventura.

Fabiana insegna a mettersi in cammino.

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Cesare Pavese ha scritto che:

“l’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante.”

Ricordo il brivido che mi percorreva ogni volta che si iniziava, sul palcoscenico. Ricordo risuonare il baule che si apriva e si chiudeva. Tonfi sinceri. Veri. Ricordo le camicie di scena. Panni autentici.

Ma soprattutto ricordo i compagni di questo viaggio. Un gruppo di adolescenti che Fabiana ha saputo plasmare in una compagnia.
Un affetto e un legame speciale si è creato in quegli anni. Una unione che però non ha ridotto e annullato le differenze, ma le ha esaltate, conducendo ciascuno ad approfondire la propria unicità. C’erano sempre le stelle, attorno al palazzo in cui sorgeva il nostro palcoscenico. Uscendo, si respirava una nuova aria, fresca, era primavera, era rinascita.
Tutto: palco, palazzo – persino l’aria, la primavera, le stelle – era nel baule. Ed in ogni momento potevamo aprirlo e squadernare un cielo magnifico.

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