Dicono di me…in 4 atti !

Quando ho chiesto ad uno dei miei primissimi allievi di scrivere di cuore qualcosa sul percorso fatto insieme, ho ricevuto un testo in 4 atti che mi ha commosso profondamente.

Anni dedicati a educare, da educere...tirar fuori.

I miei allievi sono cresciuti e sono diventati bellissime persone e io li amo....tutti!!!

Ringrazio per queste splendide parole Francesco Tommasi oggi ricercatore di lettere e filosofia per l'Università della Sapienza di Roma.

PRIMO ATTO: il palcoscenico

Ci sono luoghi che ti com-prendono. Capiscono chi sei; e ti afferrano. Il palcoscenico è uno di questi. Anzi, forse è per eccellenza – più di tutti – il posto che ti abbraccia. Con la sua forma, perché è capace di aprirsi, portarti dentro di sé e richiudersi.
A prima vista, un palcoscenico è uno spazio molto povero, scarno. Una tavola rialzata, tre pareti, una tenda. Ma ogni passo, su quella superficie, risuona e si amplifica; acquista volume, dimensione e significato.

Lo stesso accade sulla scena della vita: può a volte sembrare un deserto, un luogo povero e vuoto. Ma ciascuna azione ha il potere di produrre un’eco immensa. Per questo è vero che “non esistono piccole parti, ma solo piccoli attori”. In ciascun ruolo, in ogni momento, possiamo arrivare al cuore del “pubblico” che circonda la nostra esistenza.

"Possiamo lasciare una traccia."

L’ultima parete del palcoscenico, aperta, è il segno che ogni replica – a dispetto del nome – non ripete mai. Un testo, un personaggio, una battuta, sono sempre nuovi, e sono e inesauribili i significati che trasmette.

"Il teatro è come la vita, e la vita è un teatro."

Fabiana è la maestra che mi ha svelato tutto questo. Studiare recitazione con lei è stata un’esperienza che ha segnato la mia storia e quella di tanti. Non è stato apprendere una tecnica, ma una vera scuola di vita. Facendomi immedesimare e immergere nei personaggi, mi ha mostrato gli abissi e le profondità meravigliose dell’umanità. Mi ha permesso di dare corpo e voce alle anime immortali dei classici.
Insegnandomi però anche la distanza giusta e il dominio di tutte le personalità. L’ultima parete del palcoscenico, pur aperta sul mondo e sulla vita, non viene infranta. Teatro e vita si ribaltano l’uno nell’altra solo a partire dalla loro distanza.

"Possiamo allora essere uno, nessuno e centomila; l’importante è essere protagonisti del proprio copione."

atto primo palcoscenico dicono di me fabiana gariglio healing storm

Dominando i personaggi da cui siamo abitati e dando loro spessore.

Gli anni – pur brevi, per me – di esperienza sul palcoscenico sono stati indimenticabili. Serate potenti, di risa, pianti, emozioni. Energia. Ma anche disciplina.
Apprendere a guidare ed incanalare la forza straordinaria che abbiamo dentro. Una filosofa, Edith Stein, ha scritto di sé: “sono fatta così: mi è impossibile non ragionare”. Ecco, anche io sono fatto così: una testa grossa che non si spegne mai; e che sovente ingabbia il corpo.
Ma sul palcoscenico ho imparato che “prima viene il gesto, poi la parola”.

Gli anni su quella tavola hanno riportato a casa il mio corpo in fuga. Impersonando Otello, o Cyrano, ho provato la sensazione di essere mosso da uno stregone potente. Ma anziché soggiogarmi, mi donava libertà.
L’assumere una identità altrui, mi restituiva la mia. Salivo su un tram, ed ero condotto e trascinato; ma da un desiderio che era il mio. La parte più vera e profonda di me.

Lo stesso – immagino – avviene per Fabiana cavalcando. Si è portati da una energia che libera la propria energia.
Fabiana ha straordinariamente tratto dal fondo del mio cuore delle forze che non sapevo di avere. Ha il talento magnifico ed unico di arrivare in quel punto così intimo a noi, in cui noi stessi non ci conosciamo. Quel punto che non ha spazio, perché è uno spazio infinito. Si può anzi persino dire che Fabiana è stata lei stessa – in prima persona – un palcoscenico, nel senso che ha permesso ai miei passi di risuonare. Alla mia vita di acquistare volume e dimensione.

Ricordo una delle emozioni più belle, il pomeriggio in cui mi telefonò a casa per dirmi che una mia interpretazione della scena del Balcone di Cyrano, la sera prima, l’aveva commossa.

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